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"Young People on the Way", un’esperienza di Biodanza con giovani europei

"Young People on the Way", un’esperienza di Biodanza con giovani europei

di Rossella Frozza, Operatrice didatta di Biodanza e responsabile della formazione per la cooperativa Ambeco’ Ambiente e Comunicazione

Da qualche anno la cooperativa Ambeco’ Ambiente e Comunicazione, di cui sono responsabile della formazione, si è accreditata presso l’Agenzia Nazionale dei Giovani per promuovere e partecipare a progetti di rilevanza europea Erasmus+.

Tra gli strumenti che mette a disposizione Erasmus+ ci sono gli scambi che permettono a gruppi di giovani di diversi paesi di incontrarsi e stare insieme per un breve periodo di tempo durante il quale i partecipanti portano a termine congiuntamente un programma di lavoro (una combinazione di seminari, esercitazioni, dibattiti, giochi di ruolo, simulazioni, attivitàall'aria aperta...). Questo permette ai giovani di conoscere e scoprire nuove culture, abitudini e stili di vita, sviluppare le competenze linguistiche; imparare cose nuove, rafforzare valori come la solidarietà, la democrazia e l'amicizia.

Con Ambeco’ abbiamo organizzato l’incontro “Giovani in cammino” che si è svolto a settembre 2019 a Ovindoli, un centro montano del Parco Regionale Sirente Velino in Abruzzo con la partecipazione di circa quaranta ragazzi provenienti da sei paesi europei: Italia, Grecia, Ungheria, Bulgaria, Croazia e Spagna per condividere un progetto di turismo sostenibile sul tema dei cammini.

Come proposta di accoglienza e integrazione e per iniziare con gioia e allegria l’incontro, nella prima giornata dedicata ad attività mirate alla conoscenza reciproca, ho realizzato una sessione di Biodanza.
Nei giorni precedenti l’incontro ero molto emozionata, contenta ma al tempo stesso preoccupata in quanto ci tenevo a condurre una bella lezione in modo da far conoscere la Biodanza a ragazzi molto giovani (dai diciassette a ventiquattro anni) che provenivano da paesi alquanto diversi tra loro. Sono abituata a lavorare con i bambini (anche molto piccoli), con gli adulti e con i ragazzi under trenta ed ero consapevole che il coinvolgimento dei giovani in età adolescenziale è più delicato e più difficile da ottenere. I ragazzi vivono una fase di crescita e trasformazione del corpo mentre sono alla ricerca di un’espressione della propria identità, all’interno di una società che propone stereotipi a cui adeguarsi. Nella preparazione di una proposta di biodanza per i giovani è importante stare molto attenti a non suscitare in loro la paura del ridicolo e il timore di esporsi ai giudizi senza, al tempo stesso, banalizzare la proposta, utilizzando la musica e la danza quale strumento di comunicazione vera e immediata. Il rischio che correvo era, pur di farli divertire, di trasformare una proposta di biodanza in un’attività di animazione, e non era chiaramente il mio obiettivo. Inoltre per poter comunicare con tutti in modo efficace ho dovuto esercitarmi anche con la lingua inglese e anche per questo sentivo di uscire dalla mia zona di confort.

Finalmente è arrivato il primo giorno dello scambio giovanile e tutto era pronto per una lezione all’aperto: volevo approfittare della bellissima giornata di sole, inoltre alcune amiche e allieve mi avevano raggiunto per supportarmi e condividere la bella esperienza.

Era emozionante guardare la ronda che occupava quasi tutto il prato: un intreccio di mani di tanti ragazzi giovani, bellissimi con il loro entusiasmo e la loro allegria contagiosa. Ho percepito la gioia con cui sono state accolte le proposte di giochi, camminate e danze, che hanno permesso loro di entrare in una atmosfera di condivisione e unione, condizione molto importante per iniziare bene la settimana dello scambio.

 

Nei giorni seguenti ho partecipato agli altri interventi, lavori e iniziative che hanno coinvolto il gruppo in varie attività: seminari, passeggiate in natura, escursioni guidate dai ragazzi del territorio, osservazione del cielo stellato, conferenze, lavori di gruppo, momenti di riflessione. I ragazzi mi hanno riferito più volte che l’esperienza della Biodanza era stata per loro molto coinvolgente, una delle attività che avevano preferito. Così il penultimo giorno ho proposto loro di fare un altro incontro di Biodanza per salutarsi in modo da celebrare, danzando insieme, questa bellissima esperienza. La mia proposta è stata accolta con molto entusiasmo.

Ho lavorato quasi tutta la notte per preparare la scaletta e trovare le proposte e le musiche adatte, oltre a tradurre le consegne in inglese. Ma ormai ero piùtranquilla: quel giorno mi sono tolta le scarpe e, con un sorriso emozionato, ho raggiunto i ragazzi per danzare insieme. Questa volta l’obiettivo non era quello iniziale di creare uno spazio di accoglienza, ma celebrare il gruppo e se stessi per tutto quello che avevano condiviso durante la settimana. Sette giorni in cui il tempo si era dilatato in quanto avevano vissuto insieme: l’ascolto, il lavoro, le camminate in natura, la condivisione dei vari momenti della giornata, la conoscenza di nuovi luoghi, delle persone, lo scambio delle culture di provenienza, la discussione e la proposta di iniziative, e anche lo sbocciare di nuovi amori.

Ogni tanto la mia voce tremava dall’emozione: percepivo la loro felicità ma anche la tristezza del saluto imminente perché alcuni di loro non si sarebbero probabilmente più rivisti e la speranza di restare amici per sempre. Di cuore ho augurato loro di camminare nella vita con il coraggio e l’entusiasmo per realizzare i loro desideri e rendere il mondo un posto migliore.

Danzare per manifestare il valore della propria identità e riconoscere quella dell’altro, favorire l’incontro sincero, guardarsi negli occhi con innocenza e abbandonarsi ad una ronda di culla percependo il sostegno del gruppo, esprimere le proprie emozioni liberamente in un contesto affettivo: in una parola, Biodanza.



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